mercoledì 31 luglio 2013

IL CIRCOLO VIZIOSO DA SPEZZARE - TITO BOERI SU REPUBBLICA

Tutti si chiedono se il governo sopravviverà al verdetto della Cassazione. Ma i veri interrogativi, quelli rilevanti per la famiglie italiane, riguardano come sopravviverà. L’emergenza economica ci impone non solo di avere un governo, ma anche e soprattutto di avere un governo in grado di agire. Subito, non fra sei mesi, perché potremmo essere a un punto di svolta nella crisi e dobbiamo cogliere l’occasione. Decisive le scelte che si compiranno nelle prossime settimane, quelle che ci separano dalla presentazione della Legge di Stabilità.
Non si vede ancora la luce in fondo al tunnel, ma ci sono alcuni segnali positivi. Gli ordinativi nell’industria sono in crescita da marzo, la produzione industriale ha smesso di cadere e altri indicatori che in genere anticipano l’andamento dell’economia (come il cosiddetto superindice Ocse) volgono al bello. Migliora anche il clima di fiducia di consumatori e imprese, anche rispetto agli altri paesi della zona Euro, come certificato ieri dall’indice Esi.
Ma questi segnali positivi sono destinati a rivelarsi effimeri e la fine della recessione una semplice pausa nella discesa lungo il Maelstrom, se non si riesce a spezzare il circolo vizioso che va dalla stretta creditizia alle sofferenze bancarie. Le banche tagliano il credito mettendo in difficoltà imprese che non riescono a ripagare i loro debiti, spingendo a loro volta le banche a ridurre ulteriormente gli impieghi. È un circolo vizioso destinato a non esaurirsi: il passaggio al sistema di supervisione bancaria unica presso la Bce comporta controlli più stringenti sulla stabilità degli istituti di credito e, non a caso, la maxi-ispezione di Banca d’Italia su 20 istituti di credito ha portato a mettere otto di queste banche sotto sorveglianza speciale, perché con accantonamenti insufficienti a coprire i crediti deteriorati. 
Le linee guida sulla contabilizzazione delle sofferenze spingeranno i nostri istituti di credito a tagliare

giovedì 13 giugno 2013

“Le larghe intese non funzionano tra un anno il governo può cadere così l’Italia stenterà a ripartire” - Intervista a Bersani su Repubblica di G. De Marchis

Una nuova metafora ha accompagnato Pier Luigi Bersani nei mesi drammatici in cui ha perso tutto: elezioni, Palazzo Chigi, segreteria del Pd.
«Sa come crescono gli asparagi? Si prepara con cura un’asparagiaia. È un terreno che deve durare 50 anni, non un giorno. E il contadino sa bene che può crescere un asparago bello lungo un anno e un asparago più corto un altro anno».
Il terreno è il partito, gli asparagi di diverse dimensioni sono i leader che si alternano alla sua guida. Se lui fosse lungo o corto, non vuole dirlo perché quello che gli interessa è il terreno.
«L’Italia è il Paese dei personalismi e dei populismi. Berlusconi, Monti, Grillo. Con quali risultati è sotto gli occhi di tutti. Dietro Berlusconi c’è il nulla, la lista di Monti non esiste e Grillo... beh Grillo è nella situazione che conosciamo. Ma dei destini personali mi importa poco. Mi importa invece osservare gli effetti di questo meccanismo. Ogni tre anni nella nostra politica c’è uno spaventoso vuoto d’aria. E se non fossimo agganciati all’Europa, in Italia ci sarebbero già i colonnelli».
Bersani non è smagrito come nei mesi del suo personale declino. Ha recuperato qualche chilo e un’aria serena. Fuma il sigaro nel cortile di Montecitorio.
«Qualcuno pensava che andassi al mare? No, non vado al mare. Mi batterò perché l’Italia diventi un Paese come gli altri. Non soffocato dal leaderismo e dal populismo».
Tradotto: Renzi? «Sarei anche pronto a sostenerlo. Una cosa però dev’essere chiara: oggi si discute della segreteria del Pd, non della sfida per il governo. Il premier c’è già ed è un dirigente del Pd. Per questo penso a primarie aperte ma aperte agli iscritti. Tutti possono andare in un circolo ed iscriversi. Può votare anche

venerdì 23 novembre 2012

E’ questo è il mio appello al voto per Laura - Marina Terragni

Laura è precisamente quello che stavo aspettando, il nuovo che doveva venire.
Arriva dal Veneto, chi l’avrebbe mai detto.
Il nuovo non arriva mai da dove te l’aspetti, ti coglie sempre di sorpresa.
Cercavo una donna che avesse il coraggio di questa sfida, proporsi per la guida del Paese, e che al cuore della sfida mettesse l’intreccio ambiente-sviluppo-lavoro.
Tutta la bellezza che abbiamo, detto più suggestivamente, capace di darci il pane che ci serve. Una nuova idea di economia, l’antica scienza di condurre la casa (oikos) trasformatasi nel mostro che sappiamo.
Una che mostrasse di tenere i piccoli (bambini, animali, piante) al centro di ogni gesto politico, come misura esatta di necessità ed efficacia. Siamo tanto in debito con le creature piccole, è la nostra la generazione che rischia di andare perduta.
Sono così contenta che sia arrivata Laura. Testarda com’è, pacificamente determinata.
Mi fa ritrovare fiducia nella politica e nella possibilità di cambiarla.
Spero che un grande numero di donne e di uomini non si lasci incantare dallo spettacolo dei duellanti, e capisca che il vero voto utile è quello che promette di portare al governo di questo Paese pieno di fatica ma anche di fiducia il cambiamento che non può più aspettare.
Laura farà grandi cose per il bene comune. Noi cercheremo di farle insieme a lei.

lunedì 29 ottobre 2012

Malati di Sla in sciopero della fame "Sostegni bloccati, il governo si muova" - Valeria Pini su Repubblica

Lo sciopero della fame per fare sentire la propria voce. Per richiamare l'attenzione del premier Mario Monti hanno deciso di ridurre progressivamente la loro alimentazione. Sono più di 70 pazienti, tutti in condizioni gravi e gravissime, tracheotomizzati e allettati, che hanno deciso di accendere i riflettori sulla loro condizione per chiedere il diritto ad una vita decorosa. Perché quando si convive con patologie neurodegenerative progressive, come Sla, distrofia muscolare e sclerosi multipla, serve assistenza a ogni ora del giorno.
Un piano per l'autosuficienza. C'è chi vive a Roma, chi a Torino, chi a Cagliari. Eppure sono riusciti a superare la distanza e le difficoltà e a formare il Comitato 16 novembre 1. Fra le priorità di quest'associazione, c'è quella di realizzare al più presto un Piano nazionale per l'autosufficienza. "Il governo ha destinato parte dei 658 milioni della legge sulla Spending Review alla non autosufficienza, ma ancora non c'è un piano per la destinazione delle risorse - spiega da Grosseto Laura Flamini, malata di Sla e presidente del Comitato 16 novembre onlus -. Ora chiediamo che i tre ministeri Finanze-Welfare-Sanità ci incontrino per discutere di un piano organico e strutturale per l'assistenza ai non autosufficienti. Fra le nostre richieste c'è anche la disponibilità di una parte non definita dei 650 milioni del fondo destinato ai disabili gravi per assistenza domiciliare".
Assistenza 24 ore su 24. Fra i problemi 2di questi pazienti c'è quello dell'assistenza 24 ore su 24. "Quello che praticamente chiediamo al governo è il ripristino del fondo non-autosufficienti azzerato dal governo Berlusconi, lo stesso governo che voleva imporre la 'vita a tutti i costi' rifiutando le indicazioni ultime sul fine vita, come, ad esempio, Welby ed Englaro. Con questo taglio ai fondi non si capisce

Perché il voto in Sicilia è lo specchio di un Paese - Gian Antonio Stella su Corriere della Sera

Gian Antonio Stella
«E allora, perché non andare in Argentina? Mollare tutto e andare in Argentina...». Potete scommettere che stanotte, in attesa dei risultati siciliani, il segretario del Pdl Angelino Alfano ha risentito nelle orecchie la sua canzone preferita, Argentina , di Francesco Guccini. Dovesse andargli male, addio: lo sbranerebbero. Gli andasse bene, potrebbe invece provare a svoltare. E a ricostruire il partito oltre il suo mito, Silvio Berlusconi.
Le «Regionali» isolane di ieri, tuttavia, sono destinate a pesare a livello nazionale non soltanto sul destino personale di Angelino. Potrebbero pesare sulle decisioni future di Antonio Di Pietro e Nichi Vendola, che hanno scelto di scartare l'accordo a sinistra e presentare un candidato loro (sulle prime Claudio Fava, poi sostituito in corsa con la sindacalista della Fiom Giovanna Marano dopo un pasticcio sul certificato di residenza) per smarcarsi dall'alleanza col Pd rinfacciando al partito di avere troppo a lungo fatto da spalla a Raffaele Lombardo e rimproverando a Rosario Crocetta di essere una specie di foglia di fico chiamato a coprire l'accordo con Udc. Vale a dire il partito che per anni ha avuto come socio di maggioranza Totò Cuffaro.
Si sparano a pallettoni, a sinistra. Anche sul piano personale. Nella scia dell'altra faida che qualche mese fa aveva visto, alle «comunali» di Palermo, non solo la sfida fratricida tra Leoluca Orlando e Fabrizio Ferrandelli, ma il commento apocalittico dell'entourage di quest'ultimo dopo la vittoria dell'ex-fondatore de La Rete: «È stata sconfitta la democrazia».
E potrebbe pesare a Roma la quantità di voti che spera di raccogliere Gianfranco Micciché, a sua volta accusato di essere la foglia di fico, sia pure assai meno battagliera sul versante della lotta alla mafia, al

Renzi scardinatore? No, è solo un narciso. Parola della Puppato - su Globalist.it

Laura Puppato
Non mi piace entrare nel conflitto tra i candidati, ma registro che c'è molto narcisismo in giro. Mi piacerebbe che si tornasse tutti con i piedi per terra". Laura Puppato replica a Matteo Renzi, che ancora oggi ha ripetuto di essere lui l'unico in grado di "scardinare" il sistema.
"In termini di stile chiedo se sia proprio lui ad assomigliare di più al ventennio berlusconiano - dice la candidata alle primarie -. Lo dico perché lo stile è sostanza e in termini di stile la più lontana da Berlusconi sono sicuramente io. Se vogliamo dare un peso all'obiettività dobbiamo dire dire così. Poi, ciascuno porta acqua al suo mulino ed è normale che Renzi voglia identificare solo lui con il nuovo. Ma in termini assoluti direi che assolutamente non lo è".
Oltre a criticare Renzi, la Puppato detta la sua proposta politica. "Siamo tutti moralmente obbligati nei confronti di Monti", ma "c'è bisogno di una proposta politica per l'Italia che non si sostenga solo su necessità immediate e non sia funzionale solo al rigore, perché di rigore ci si può ammalare". Laura Puppato mostra una certa riconoscenza nei riguardi dell'attuale presidente del Consiglio, ma quando parla del futuro di Mario Monti non sembra andare oltre.
"Abbiamo sostenuto Monti, sapendo che questo perido non sarebbe stato facile. Abbiamo dimostrato grande senso di responsabilità, gratificato dal fatto che l'Italia ha ripreso credibilità internazionale ed ha visto rinascere la speranza -ha spiegato la candidata alle primarie del Pd all'Adnkronos-. Ma è un fatto obiettivo che il governo dei tecnici e' composto da alcune persone eccellenti e da altri che hanno vedute ragioneristiche, meno capaci di visioni".
L'esponente del Pd prosegue: "Questo si è visto in alcune politiche, quelle industriali per esempio, che

Una follia eversiva destabilizza il paese - Eugenio Scalfari su Repubblica

Non so dire se si stia assistendo a un'opera comica o a un'opera tragica; certo vedere e ascoltare un personaggio che è stato protagonista della politica e del costume nell'Italia di questo ventennio completamente fuori di testa è allo stesso tempo grottesco e preoccupante.
Qualche giorno fa l'ex premier aveva dichiarato di rinunciare definitivamente alla candidatura alla premiership. Due giorni dopo sembrò averci ripensato: "Il popolo mi vuole" aveva detto sotto la spinta della Santanché (!) poi aveva di nuovo battuto in ritirata, la sua candidatura a Montecitorio restava un'opzione ma per Palazzo Chigi avrebbe corso il vincitore di improbabili primarie.
Infine il colpo di scena di sabato dopo la sentenza di Milano che lo condanna a quattro anni (tre condonati) e all'interdizione dai pubblici uffici per frode fiscale. La conferenza stampa 2 durata quasi l'intero pomeriggio ha spaziato dall'attacco alla Germania a quello contro il governo Monti, poi una raffica di contumelie contro i magistrati comunisti e contro la Corte costituzionale di sapore decisamente eversivo, tirando in ballo lo stesso Capo dello Stato che ne ha scelti cinque (ovviamente proni ai suoi voleri). Infine la minaccia di staccare la spina al governo e andare alle elezioni in gennaio per sollevare il popolo dalle miserie in cui il governo dei tecnici l'ha precipitato, e di nuovo sullo sfondo la riconquista di Palazzo Chigi con l'aiuto della Lega e del bravo Maroni, con tanto di faretra piena di frecce da lanciare contro i nemici della patria che il nostro Silvio tanto ama.
Non c'è molto da commentare su una deriva populista ed eversiva di queste dimensioni. Solo Giuliano Ferrara riesce a intravedere in questa tragica pagliacciata qualcosa che rievochi la saga dei Nibelungi. Ma c'è di che riflettere sulle possibili conseguenze.
I mercati anzitutto. È difficile pensare che assistano a questo sconquasso mantenendo la calma. Magari

Un uomo rimasto solo - Ilvo Diamanti su Repubblica

È difficile uscire di scena. Quando per quasi vent'anni si è stati al centro - non dello spazio politico - ma di ogni dibattito, valutazione, polemica. È difficile. Quando si è, ancora, alla guida del più grande gruppo televisivo privato. Quando si è abituati a misurare il proprio potere - non solo economico e finanziario - in base al controllo personale dei media. Visto che il sistema politico e il modello di partito imposti da Berlusconi ruotano intorno alla sua persona e alla comunicazione. È difficile farsi da parte. Perché si rischia la devoluzione rapida e devastante della propria posizione politica ed economica "personale". Ma, soprattutto, si rischia l'isolamento. La solitudine. Sta qui l'origine degli interventi di Silvio Berlusconi, negli ultimi giorni. "Estremisti", nei toni. L'Uomo-Solo-al-Comando, all'improvviso, si sente solamente Solo. E ha paura del silenzio intorno sé. Reagisce con estrema violenza - verbale. Così grida. E usa, non a caso, linguaggio e stile di comunicazione sperimentati, con successo, da Beppe Grillo. Il quale, a sua volta, ha intercettato una parte degli elettori di Berlusconi, orfani di rappresentanza e di rappresentazione.
Il Cavaliere: un uomo solo. Il giorno dopo aver annunciato la rinuncia a candidarsi come premier 1, a capo del centrodestra, la condanna 2 del Tribunale di Milano, l'ha fatto sentire vulnerabile. Gli ha fatto percepire la debolezza di chi non ha più il potere. Perché è e sarà fuori dalla scena politica. Comunque, non più al centro. E dunque esposto ai nemici di sempre: i magistrati. Il suo stesso "conflitto di interessi" da fattore di forza minaccia di ritorcersi contro di lui. Visto che la sua debolezza politica rischia di indebolire la posizione di Mediaset. Sul mercato dell'informazione e, in generale, sui "mercati finanziari". Ma, soprattutto, Berlusconi non si è sentito sostenuto, ma, anzi, quasi abbandonato, dai leader del Pdl. O di quel che ne resta. Poche voci a suo favore, da centrodestra. 
Nessuna dal Centro. Neppure un sussurro dagli uomini del governo. Che egli aveva "accettato" e poi

Renzi: "Berlusconi? E' come lo spread basta candidature a targhe alterne" - su Repubblica

Matteo Renzi
"Siamo alle candidature a targhe alterne, Berlusconi è più altalenante dello spread. Penso che dopo 18 anni abbiamo diritto di parlare di altro. Non si può parlare di futuro con i protagonisti del passato". Lo ha detto Matteo Renzi rispondendo a Maria Latella durante L'Intervista, su Skytg24. E il riferimento al passato, oltre che al Cavaliere, è rivolto anche al leader del Pd Massimo D'Alema. Quest'ultimo, in un'intervista uscita sul Corriere della Sera, ha definito l'atteggiamento del sindaco di Firenze di "una violenza distruttiva, che non si è vista mai, in nessun partito". E ha ribadito: "Ha fatto di me il suo bersaglio. Difendo una storia e una tradizione che lui vorrebbe rottamare, ma soprattutto sono convinto che per il Paese l'unica prospettiva credibile sia data dalla vittoria di Bersani".
Ma Renzi guarda avanti e rilancia: "La mia candidatura - continua nell'intervista su Sky - è l'unica che può scardinare il sistema". Ribadisce il suo plauso alla decisione del Pdl di indire le primarie, ma non si sbilancia sui candidati. Quanto alle primarie del centrosinistra, riferisce le sue impressioni sulle regole. "C'è un partito romano che si occupa di arzigogolare le primarie e uno delle persone, della base. Le primarie sono sempre state organizzate con un metodo di apertura e hanno sempre funzionato. Secondo me hanno cambiato idea perché erano impauriti dai sondaggi".
Durante l'intervista, viene richiamata ancora una volta la storia del jet per andare a Sulmona ("l'ho pagato di tasca mia"), Renzi si difende dalle accuse di essere finanziato da ambienti vicini alla massoneria ("Io massone? L'unica tessera che ho nel portafogli è quella di boy scout"). Replica di nuovo polemiche sulla cena con gli esponenti della finanza a Milano organizzata da Davide Serra ("La vicenda delle Cayman è stata usata per denigrazione ed è molto triste, perchè vuol dire che c'è una

Esodati, ecco perché è giusto far pagare i redditi più alti - Cesare Damiano su L'Unità

Cesare Damiano
Il problema dei lavoratori rimasti senza reddito a causa della riforma delle pensioni del ministro Fornero torna in primo piano. Lo scorso mercoledì alla commissione Lavoro della Camera è stato votato all’unanimità un emendamento alla legge di Stabilità che affronta questo tema e che si propone di tutelare altri lavoratori al di là dei 120 mila salvaguardati in precedenza. Il governo, in quella sede, ha dato ancora una volta un parere contrario sul tema delle coperture finanziarie. L’emendamento rappresenta un passo importante verso la soluzione di un problema di così ampia rilevanza sociale.
Ed è significativo che sotto il nome del primo firmatario, il Presidente della commissione Silvano Moffa, ci siano le firme di tutti i capigruppo, di maggioranza e di opposizione. In precedenza la commissione Lavoro aveva approvato la proposta di legge 5103, di cui ero il primo firmatario, trasformata in testo unico con l’abbinamento di altre due proposte dell’Idv e della Lega. Contro di essa si erano levati gli strali della Ragioneria dello Stato che aveva contabilizzato la necessità di coperture miliardarie (nella somma delle voci qualcuno aveva azzardato la cifra di 30 miliardi di euro), di alcuni commentatori politici e di rappresentanti di partito che insistevano sul fatto che la «proposta Damiano» avesse l’obiettivo di smontare la riforma pensionistica del ministro Fornero.
In particolare si puntava l’indice su un articolo (articolo 1 comma 1) che veniva accusato di voler ritornare alle pensioni di anzianità e ai «gradini». Lo stesso governo si associava al coro dimenticando un piccolo particolare: che la proposta era stata suggerita dallo stesso ministro del Lavoro nella seduta alla Camera del 20 giugno scorso. Riportiamo, per precisione, il passo del discorso: «Da ultimo, sempre nella valutazione del costo collettivo e dell’impatto sul trattamento previdenziale, si potrebbe considerare di ricorrere ad una norma per estendere il retroattivo contributivo anche per gli uomini - ricordo che tale

martedì 23 ottobre 2012

Il reddito che manca - Rita Castellani Prossima Italia

La dura crisi economica che sta colpendo milioni di cittadini e di famiglie sta evidenziando i limiti strutturali dello stato sociale italiano ed in particolare del sistema degli ammortizzatori sociali. L’Italia è assieme alla Grecia l’unico paese che non ha un reddito di cittadinanza ma al contrario dispone di strumenti anomali, come la cassa integrazione, sconosciuti negli altri Stati europei. Come migliorare le forme di aiuto ai cittadini privi di un reddito? Lo abbiamo chiesto a Rita Castellani, economista dell’Università di Perugia, esperta di Economia del Welfare.
Professoressa lei è nota per essere una sostenitrice del reddito di cittadinanza. Di cosa si tratta esattamente?
“Ci sono varie forme di reddito di cittadinanza. In generale possiamo definirlo come una soglia minima di reddito garantita a tutti i cittadini. In Europa, fin dalla fine della seconda guerra mondiale, il welfare ha visto come oggetto delle sue azioni il cittadino indipendentemente dalla sua condizione lavorativa. In Italia invece ha prevalso un approccio diverso e l’obiettivo della tutela non è stato il cittadino ma il lavoratore. Negli anni ’60 e ’70 questo significava tutelare principalmente il marito capo famiglia e questo andava bene sia alla visione familistica della Democrazia Cristiana che a quella lavorista dei partiti della sinistra”.
Da quel periodo storico sono però passati tanti anni. Possibile che non sia cambiato nulla?
“Nel 1992 c’è stata una direttiva europea che invitava tutti gli Stati a varare misure di sostegno al reddito delle persone ma in Italia la direttiva non ha avuto seguito nel senso che tutto è rimasto invariato. Il welfare anche oggi continua a rimanere concentrato sulla tutela del lavoratore. Per certi aspetti è stata una via obbligata”.
In che senso?
“Nel welfare italiano le forme principali di assistenza sono due: la cassa integrazione e il sussidio di

Regioni, un dipendente su tre è di troppo - Sergio Rizzo su Corriere della Sera

Sergio Rizzo
Inefficienze, sprechi, clientelismo. C'è un po' di tutto in questa cifra incredibile: 24.396. Secondo l'ufficio studi della Confartigianato questo numero rappresenta l'eccesso di personale delle nostre Regioni. Ma ciò che fa davvero impressione ancor più del numero in sé è il rapporto fra i dipendenti inutili e quelli utili. Su tre persone impiegate nelle amministrazioni regionali ce n'è una di troppo. Anziché le attuali 78.679, ne sarebbero quindi sufficienti 54.283. Con un risparmio enorme: due miliardi, 468 milioni e 300 mila euro l'anno. Cifra che equivale al 28 per cento dell'addizionare regionale dell'Irpef. Tagliando il personale in eccesso nelle Regioni, insomma, ogni cittadino italiano potrebbe risparmiare 41 euro l'anno di tasse, ma con differenze enormi: dagli 8 euro del Veneto agli 82 della Basilicata, fino ai 705 (settecentocinque) della Valle D'Aosta.
Come hanno fatto questo conto? Le Regioni sono state per prima cosa suddivise in raggruppamenti omogenei per dimensione e categoria. All'interno dei quali si sono poi individuati i relativi benchmark: la Sardegna per le Regioni a statuto speciale grandi, la provincia di Bolzano per quelle piccole, la Lombardia per le Regioni ordinarie grandi e la Liguria per quelle piccole. Il calcolo è venuto di conseguenza: con risultati in qualche caso sorprendente. Il Molise, per esempio. Secondo la Confartigianato per assimilarsi al modello più virtuoso delle piccole Regioni ordinarie dovrebbe perdere oltre i tre quarti del personale attualmente in servizio: 680 dipendenti su 902.
E poi la Campania, dove ben 4.746 impiegati su 7.501 risultano di troppo. Ma lo studio non risparmia neppure alcuni degli enti considerati più virtuosi, come l'Emilia Romagna, la Toscana e il Veneto, che potrebbero fare a meno rispettivamente del 31,9, del 34,4 e del 20,7 per cento del personale. In queste sole tre Regioni, seguendo il criterio adottato dall'ufficio studi dell'organizzazione

venerdì 19 ottobre 2012

Diffamazione, in Senato spunta l'emendamento «anti Gabanelli» - su Corriere.it

Quando la norma è ad hoc contro il giornalista. Sulla diffamazione a mezzo stampa spunta in Senato un emendamento subito ribattezzato «anti Gabanelli», in riferimento a Milena Gabanelli, giornalista e conduttrice del format di giornalismo d'inchiesta tv Report. Si tratta di un emendamento Pdl sulla responsabilità civile che toglie, di fatto, su questo fronte, qualsiasi paracadute ai giornalisti, siano dipendenti o freelance, e dichiara nulle, ai sensi del codice civile, tutte le clausole che sollevano dalle conseguenze patrimoniali gli autori di eventuali reati a mezzo stampa, perché è l'editore o il proprietario della pubblicazione che si assume, per contratto, l'onere del danno per la responsabilità civile.
I CONTRATTI - Ovviamente l'emendamento prevede che siano nulle le clausole dei contratti in forza delle quali gli autori di reati a mezzo stampa, «sono sollevati in tutto o in parte, dagli oneri derivanti dal pagamento delle pene pecuniarie loro comminate a seguito dell'accollo degli stessi da parte delle altre persone indicate» . Risultato, «per i reati commessi col mezzo della stampa sono civilmente responsabili, in solido, con gli autori del reato e fra di loro, il proprietario della pubblicazione, l'esercente dell'impresa giornalistica o l'editore. Nell'emendamento, a firma del senatore Giacomo Caliendo, si stabilisce anche che non valgono quelle clausole che mettono a carico dei soggetti sopra indicati gli oneri che derivano dal risarcimento del danno per reati commessi con il mezzo della stampa «anche se accertati incidentalmente nel corso di un procedimento civile» e stabilisce che siano altrettanto nulle le clausole contrattuali che pongono ad esclusivo carico del »proprietario della pubblicazione, dell'esercente dell'impresa giornalistica o dell'editore« gli oneri che derivano dal risarcimento del danno stabilito nel corso o a conclusione del nuovo procedimento della mediazione

Giustizia nel sottoscala - Franco Bomprezzi su Corriere della Sera

La notizia è orribile nella sua fredda evidenza di cronaca. Leggiamo sul Gazzettino di Venezia che Eleonora Callegaro, che vive in sedia a rotelle, è costretta a lavorare nel sottoscala del palazzo del giudice di Pace di Cavarzere. Il motivo è semplice: gli uffici sono al piano di sopra. Per raggiungerli non c’è altro che una scala, lunga e ripida. Il fatto è che Eleonora, 28 anni, laureata in medicina, ha vinto una selezione pubblica, regolarmente indetta dal ministero di Grazia e Giustizia nel giugno 2011, che era destinata proprio a dare lavoro a ben 197 persone con disabilità in giro per l’Italia.
Facciamo dunque un passo indietro, come direbbe Carlo Lucarelli, per andare in cerca dei responsabili di questa vicenda grottesca, quasi fantozziana. E scopriamo appunto il bando ministeriale per l’assunzione di 197 ausiliari. Siamo al 21 giugno 2011. Leggiamo: “Si rende noto che questa Amministrazione, al fine di assicurare il rispetto della quota d’obbligo prevista dalla legge 12 marzo 1999 n. 68, inoltrerà alle competenti Amministrazioni Provinciali – Servizio collocamento obbligatorio, richiesta numerica di avviamento a selezione di centonovantasette disabili da assumere con rapporto di lavoro a tempo indeterminato come ausiliario (area prima, prima fascia economica di accesso) per la copertura dei posti vacanti esistenti negli uffici giudiziari appresso specificati”. Bene. Ottima e lodevole iniziativa, cui segue l’elenco delle sedi, e fra queste compare, correttamente citato, un posto presso il Giudice di Pace di Cavarzere.
Interessante anche leggere la prova di idoneità richiesta ai partecipanti alla selezione: “Le persone avviate dall’Amministrazione provinciale – Servizio collocamento obbligatorio dovranno sostenere una prova di idoneità consistente: nell’esecuzione di fotocopia di atti su macchine in dotazione all’Amministrazione, nel numero e con le modalità richieste dalla commissione esaminatrice; nel

giovedì 18 ottobre 2012

La crisi lombarda vista da un esponente del PD: Pippo Civati - su polisblog.it

Giuseppe Civati, classe 1975, è uno dei più attivi “giovani” del PD, sia a livello regionale che nazionale. E’ sempre stato un oppositore misurato ma senza peli sulla lingua della politica formigoniana e, nell’ambito del centro sinistra, è tra le voci più impegnate per un ricambio generazionale armonioso nella classe dirigente. Se può esprimere soddisfazione per quanto concerne il primo punto, la seconda strada è ancora molto lunga da percorrere. Gli abbiamo chiesto un commento proprio su queste due questioni cruciali: la politica lombarda alla frutta e il conflitto nuovo/vecchio all’interno del PD.
Dove sta andando la Lombardia?
Sta andando al voto, finalmente, stiamo per vedere la Lombardia Felix! E’ un momento importante per la nostra regione, perché si pone fine ad un percorso che sembrava non finire più: Formigoni è lì da quando c’erano i Camuni che istoriavano le caverne con la sua immagine e il fatto che non ci sia più è un avvenimento epocale.
Nel Lazio Polverini si è dimessa per accuse (a un esponente della sua maggioranza) meno gravi, rispetto alla collusione con la ndrangheta contestata a Zambetti. Gli indagati lombardi anche a livelli altissimi erano già tanti, si doveva arrivare a questo punto per le dimissioni di Formigoni?
L’escalation nella gravità dei reati contestati a esponenti della giunta è arrivata al paradosso: collusione con la ndrangheta. Io in aula a Formigoni contestai il logoramento del suo gruppo dirigente, lui disse che “libera la sedia” era una cretinata, ma invece si è andati incontro proprio a quel tipo di percorso che delineavo, l’assunzione di responsabilità è stata continuamente rinviata, tutto è stato sempre minimizzato