giovedì 18 ottobre 2012

La crisi lombarda vista da un esponente del PD: Pippo Civati - su polisblog.it

Giuseppe Civati, classe 1975, è uno dei più attivi “giovani” del PD, sia a livello regionale che nazionale. E’ sempre stato un oppositore misurato ma senza peli sulla lingua della politica formigoniana e, nell’ambito del centro sinistra, è tra le voci più impegnate per un ricambio generazionale armonioso nella classe dirigente. Se può esprimere soddisfazione per quanto concerne il primo punto, la seconda strada è ancora molto lunga da percorrere. Gli abbiamo chiesto un commento proprio su queste due questioni cruciali: la politica lombarda alla frutta e il conflitto nuovo/vecchio all’interno del PD.
Dove sta andando la Lombardia?
Sta andando al voto, finalmente, stiamo per vedere la Lombardia Felix! E’ un momento importante per la nostra regione, perché si pone fine ad un percorso che sembrava non finire più: Formigoni è lì da quando c’erano i Camuni che istoriavano le caverne con la sua immagine e il fatto che non ci sia più è un avvenimento epocale.
Nel Lazio Polverini si è dimessa per accuse (a un esponente della sua maggioranza) meno gravi, rispetto alla collusione con la ndrangheta contestata a Zambetti. Gli indagati lombardi anche a livelli altissimi erano già tanti, si doveva arrivare a questo punto per le dimissioni di Formigoni?
L’escalation nella gravità dei reati contestati a esponenti della giunta è arrivata al paradosso: collusione con la ndrangheta. Io in aula a Formigoni contestai il logoramento del suo gruppo dirigente, lui disse che “libera la sedia” era una cretinata, ma invece si è andati incontro proprio a quel tipo di percorso che delineavo, l’assunzione di responsabilità è stata continuamente rinviata, tutto è stato sempre minimizzato
e banalizzato, hanno cercato di dare l’immagine del “tutto sotto controllo” e invece non lo era per niente: siamo dovuti arrivare alla ‘ndrangheta perché anche i leghisti se ne rendessero conto.
A proposito di leghisti, durante la crisi sono stati tanti gli appelli che avete rivolto al Carroccio. Il dialogo finisce lì o scenari e alleanze impensabili in Lombardia sono possibili?
Ma no, ma no! Il Pdl e la Lega stanno cercando di tornare insieme e sull’altare di questa pacificazione si stanno dividendo in modo più o meno serio in formigoniani, anti-formigoniani, alfanisti, berlusconiani, ce n’è un po di tutti i tipi. La verità è che proveranno a rimettere in piedi l’alleanza, sennò perdono di sicuro.
Per le imminenti elezioni regionali il PD procederà alle primarie?
Io credo che si debbano fare assolutamente e se c’è poco tempo dobbiamo da subito fare una riflessione per trovare una modalità più veloce.
Civati candidato alle primarie? E’ uno scenario plausibile?
E’ uno scenario possibile, non come autocandidatura, ma se c’è l’interesse del popolo democratico. Comunque abbiamo appena cominciato, facciamo le cose una alla volta, intanto mandiamo a casa Formigoni, siamo lombardi, facciamo le cose ordinate, poi ci incontriamo, vediamo qual è il contesto in cui questa sfida avviene e quali sono le disponibilità delle figure di cui abbiamo già letto sui giornali. Non c’è nessuna corsa personale per la Lombardia, di narcisismo abbiamo fatto il pieno prima, in questi vent’anni…
Sì in effetti certe camicie sgargianti non sono adatte a tutti…
Esatto, eheh…
Parlando di politica nazionale, pensi che lo slogan “rottamazione” abbia giovato al centrosinistra o sia stato un boomerang?
Rottamazione è una parola molto scivolosa, l’ho sempre detto anche a Matteo quando lavoravamo insieme. E’ una parola dura, violenta, che ha fatto epoca e che usano tutti (anche Maroni ha detto che adesso rottama tutto: ha aperto un’officina anche lui!). Però il messaggio era evidente e infatti con qualche anno di ritardo si rendono conto tutti come si dovesse operare un ricambio. Era ovvio qui in regione con un presidente ventennale, era ovvio tra chi è transitato dalla prima alla seconda repubblica, è ovvio perché è naturale che sia così. In questa società che brucia tutto in fretta, c’era qualcuno che aveva voluto conservare un passo molto molto lento: qualche ora fa ero in televisione con Rutelli che è in Parlamento dall’83 e io sono nato nel ‘75, ecco.
Nel dibattito sul ricambio generazionale spesso si assiste a una contrapposizione manichea tra il giovane che tira fuori la carta d’identità e il “barone” che insiste sulle capacità, svincolate dall’età. Non è ora di sovrapporre questi due punti di vista? Non più o giovani o capaci, ma giovani capaci?
Ho scritto un libro, uscito l’anno scorso, che si intitola “Il Manifesto del partito dei giovani”, in cui sostengo proprio questa tesi. Nell’Eneide Enea prende in spalla Anchise (in italia è purtroppo è il contrario perché siamo sbilanciati dal punto di vista generazionale) e quello che più conta è che i due si parlino, che Anchise passi il testimone a Enea perché Enea glielo chiede. Secondo me il ricambio avviene non solo quando c’è la richiesta dei giovani (che ci sta sempre, anche quando è provocatoria, perché in politica non esiste la lesa maestà), ma anche quando il gruppo dirigente esprime la responsabilità di costruirlo, questo ricambio. Il vero errore del centro sinistra non è essere stati lì a occupare il potere, ma aver reso caricaturale la contrapposizione giovani/vecchi, mentre i vecchi avrebbero dovuto crescere giovani maturi e autorevoli. Per cui sì sono d’accordo sul fatto che c’è spesso una visione manichea del problema: la partita scapoli-ammogliati di Fantozzi finiva in un’enorme pozzanghera. Vorrei proprio evitare la pozzanghera e il derby fine a sé stesso.

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